Cuore disciplina e divertimento: Angelo Bruno e l’accademia Varese

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Cuore disciplina e divertimento: Angelo Bruno e l’accademia Varese

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Pubblicato da Lucio Perrone e Maruscka Abbate in Sport · 12 Aprile 2024
Tags: vareseaccademiavaresesettorigiovaniliangelobruno
L' Accademia Varese è una società di calcio con sede nella città. L'obiettivo è quello di dare opportunità a bambini e ragazzi di Varese e provincia di imparare a giocare a pallone divertendosi, ma allo stesso tempo avere a disposizione una struttura professionale ben delineata. L' accademia nasce come scuola calcio e il settore giovanile è rappresentato da varie classi di età che partono dal 2008 al 2017. Fiore all’occhiello sono i militanti classe 2010 dove sono presenti diversi aspiranti calciatori che sono stati chiamati e osservati da svariate società professionistiche. Accademia Varese inoltre, in questi ultimi due anni, ha avuto la possibilità di coinvolgere diverse bambine e ragazze nel gioco del calcio, le quali sono cresciute e hanno poi proseguito la loro strada in società dove questo sport a livello femminile è ben radicato. La società a questo riguardo, vorrebbe con il tempo, creare, se possibile, un settore femminile in quanto è un movimento fortemente in crescita anche a livello provinciale.
 
Fatta questa doverosa introduzione a cura di Maruscka Abbate su una realtà in continua espansione, è stata fatta una chiacchierata da parte di Lucio Perrone con il mister Angelo Bruno, il quale ha raccontato tutto ciò che c'è da sapere su Accademia Varese e anche le sue esperienze personali e aneddoti di quello che è stato ed è ancora oggi il mondo del calcio.
L’Accademia Varese nasce nel 2019 ed è stata fondata dal patron Sean Sogliano, ex calciatore e “figlio d’arte”, in quanto anche il padre Riccardo è stato un calciatore e dirigente sportivo ed entrambi hanno militato in serie A. Cresciuto nel Varese, attualmente è il dirigente del Verona e ha iniziato la sua carriera post-campo nel 2004 proprio da dove come calciatore aveva debuttato, ovvero con il Varese, che in quel periodo era stato appena rifondato.
 
Sogliano ha ricreato dalle ceneri del Varese questo progetto con l’aiuto di altri fedeli amici. Il primo anno l’accademia raccoglieva già un numero di settanta ragazzi e due categorie.
 
Gli allenamenti inizialmente si svolgevano proprio nell’ ex stadio comunale del Varese.
 
Il secondo anno, invece, l’accademia sposta la sede degli allenamenti a Viggiù in quanto la struttura presente è molto ben organizzata e il numero degli iscritti stava crescendo tanto da raggiungere i 160 ragazzi e nonostante il covid e l’impossibilità a lavorare come prima, tra il 2020 ed il 21 i numeri degli allievi è rimasto invariato. A Viggiù si sono allenati i ragazzi più grandi per tre anni visto che la struttura permetteva di avere anche un campo ufficiale per la domenica.
 
Il quarto anno si ha invece una svolta considerevole sul numero degli iscritti raggiungendo le 250 unità e riportando quindi tutti i ragazzi allo stadio, dove c’è un campo in terra alle spalle del palazzo sportivo in cui si allenano la classe 2009/10/11 mentre nel campo sintetico si allena la scuola calcio e la fascia dai 2015 fino ai 2018 chiamati affettuosamente dal mister e dallo staff: i “nanerottoli”; ad oggi il numero di iscritti è cresciuto ancora e ha raggiunto il risultato complessivo di 270 iscritti, dove i più giovani sono classe 2019.
 
Lo staff tecnico è composto da ventitré mister tra cui ci sono tre allenatori per i portieri, un responsabile degli allenatori per i portieri, un tecnico delle classi dal dai 2015 ai 2018 mentre Angelo è il responsabile del settore giovanile e della scuola calcio. La filosofia abbracciata dall’accademia arriva dall’ alto, ovvero dal patron Sogliano, che vuole una mentalità professionistica a 360° riportata nel settore dilettantesco. Questo mood include allenamento, orario, divise e quindi tutto quello che si può racchiudere professionalmente nella parola calcio.
 
Il mister Angelo Bruno infatti dichiara: «gli allenatori hanno davvero un impegno sostanzioso in quanto fanno tre allenamenti da un’ora e mezza a settimana, più la partita. Inoltre ogni allenatore ha un report per monitorare la crescita di ogni singolo ragazzo con l’obiettivo che quando arrivano nel settore giovanile con l’aiuto di Sean hanno la possibilità di fare qualche provino». Prosegue Angelo: «noi siamo veramente una grande famiglia, ci vogliamo bene e abbiamo un regolamento interno composto da dodici regole che ognuno conosce, come ad esempio entrare in campo con le scarpe pulite, in orario, la borsa, la divisa, perché l’obiettivo è far diventare i ragazzi uomini dentro e fuori dal campo. Importante è anche il rapporto con la famiglia, collaborare nelle piccole faccende domestiche e il rendimento scolastico. Allo stesso tempo lasciarli liberi di divertirsi e di sfogare la loro fantasia attraverso i loro punti di forza come dribbling, colpo di testa ecc. e nel settore giovanile i più bravi fanno dei provini».
 
I provini maggiori vengono fatti per il Verona, poiché, come detto prima, il presidente Sogliano ad oggi è il direttore sportivo del club veneto, ma non solo: Albinoleffe, Milan e Triestina sono altri club dove alcuni ragazzi hanno proseguito il sogno di una prestigiosa carriera.
 
Questi, si svolgono invitando il giocatore proposto a fare due giorni di allenamento con la squadra con cui dovrebbe firmare e alcune volte viene dato il verdetto positivo o negativo dagli osservatori subito dopo i due giorni, mentre altre volte due giorni potrebbero non bastare quindi gli osservatori continueranno a seguirli proprio in accademia per poi richiamarli in futuro.
 
La cosa bella è che nonostante ci siano ragazzi che passano a giocare ad un livello professionistico, questi mantengono comunque un rapporto umano con l’accademia.
 
Alla domanda se è possibile che un ragazzo senza grandi potenzialità tecniche possa arrivare ai top club grazie alla costanza e il sacrificio Angelo risponde: «posso dire è possibile, l 80% del lavoro lo fa la testa: se ti alleni sempre, anche a casa, dai il massimo, arrivi in orario ce la puoi fare, i piedi “storti” si sistemano. La testa fa la differenza. Molti di questi insegnamenti li devo a Bruno Limido che è il mio mentore». Prosegue inoltre: «non è semplice, devi allenarti seriamente allo stesso tempo andare bene a scuola, quindi è un impegno notevole quello che dei ragazzi di quattordici quindici anni devono sostenere, senza mai dimenticarsi, che bisogna divertirsi, giocare con il sorriso, anche quando corrono senza palla, il nostro motto è “stanchi ma felici”».
 
Angelo poi continua: «i ragazzi qui lasciano tutto, ci fanno crescere. Vengono ci abbracciano, ci danno il cinque, ci salutano con frasi come “bella zio”, “bella bro”. Per me ad esempio oggi che è venuto qui un ragazzino durante l’intervista ad abbracciarmi, ho già vinto. Loro sono la nostra forza ed è importantissimo per noi avere un dialogo con loro e dare il massimo».
Angelo Bruno all’ interno dell’accademia ha il compito di responsabile tecnico, ovvero di gestire tutti gli allenatori e i ragazzi, quindi di visionare insieme ai mister le schede tecniche di ogni allievo per vederne le crescita e se sono pronti per eventuali tornei. Angelo è entrato nel mondo del calcio come calciatore dilettante, dopodiché all’ età di trentatrè anni il presidente di un club dove militava gli ha chiesto di fare l’allenatore come ci racconta: «mi ha iscritto a mia insaputa per fare il patentino, nonostante io volessi ancora giocare, ma una volta conseguita l’abilitazione per allenare, mi hanno dato subito la guida della prima squadra e mi è piaciuto subito, perché ho visto questo sport da un’altra prospettiva. Dopo dieci anni di allenatore sono approdato a Varese nel settore giovanile grazie a Carmignani. Purtroppo poi, il Varese fallì per l’ennesima volta. Successivamente arrivò Sean che mi diede il ruolo di responsabile giovanile e quest’anno faccio sia il responsabile che il mister».
 
Le decisioni al di sopra di queste, invece, le prende Bruno Limido, come la scelta di dove fare i tornei e la cosa eclatante è che in queste sfide l’accademia porta tutti i ragazzi dal 2009 al 2014 per quattro giorni, senza genitori, come nel mese di maggio dove l’accademia farà un torneo in Croazia e questa modalità viene applicata da ben quattro anni. Sono delle esperienze che fanno crescere i ragazzi, i quali si trovano a dormire soli a dover parlare inglese con l’arbitro nel caso di trasferte come quelle in Croazia e mille altre sfide personali che li preparano a maturare dentro e fuori dal campo.
 
E’ doveroso anche parlare in maniera più dettagliata del sopra citato Bruno Limido, 63 anni, direttore generale dell’accademia Varese che nasce come giocatore partendo proprio dal Varese, ed arrivando fino alla Juventus di Platini dove ha vinto la Champions, record che gli ha permesso di godere di grande stima da tutta l’accademia, primo su tutti proprio mister Angelo Bruno che, come detto prima, lo considera un suo mentore, tanto da definirlo un padre.
 
Nello staff c’è anche Sergio Visentin, responsabile della logistica, che tiene in ordine tutta la struttura e ha un ruolo dunque fondamentale nell’ educazione dei ragazzi, ma anche nel mantenere tutti i rapporti con le varie figure dell’accademia e con le realtà che la circondano, come la federazione, dove da poco Sergio ha ritirato un premio come volontario dell’anno.
 
Raccontando invece la parte sportiva vera e propria Angelo spiega che non è importante per l’accademia il risultato, ma bensì la crescita di ogni calciatore e che quasi tutti i ragazzi che arrivano non sanno ancora in che ruolo giocare e per questo vanno visionati in maniera approfondita in allenamento. Si è poi soffermato sulla difficoltà del ruolo del portiere: «anche se non dovesse fare interventi per tutto il match, è colui che in campo ha la visuale migliore e quindi dirige tutta la squadra da dentro il campo indicando ogni possibile pericolo, giocatore smarcato ecc».
 
Molto importante anche parlare dei settori giovanili della Lombardia, che si dividono in professionistici e dilettantistici e questi ultimi possono essere di fascia alta o media. Nei settori professionistici si incontrano i settori giovanili che hanno 15 anni di serie A, B e C, e sono nazionali. Nei settori dilettantistici, invece, ci sono i campionati provinciali dove anche per motivi di costi ci si sfida con squadre di zone limitrofe e  in caso di avanzamento di categoria, ovviamente, sfidi dei club più forti, ma sempre nelle vicinanze.
 
Alla fine dell’intervista il mister ci dichiara che vuole continuare a crescere personalmente, ma anche portare più ragazzi possibili a grandi livelli e che il ricordo più bello che ha è proprio l’allievo che lo ha abbracciato durante l’intervista.
Nello spazio libero che viene dato all’intervistato per dire qualcosa di cui non si è parlato, il mister esprime tutto l’affetto per il figlio: «tutto quello che vivo, lo voglio riportare a mio figlio, tutti i miei 47 anni di esperienza, per farlo crescere con dei grandissimi valori».
 
Infine conclude: «mi piacerebbe vedere in quest’ intervista al mio posto Fabio Franceschina, mister della Pro Patria»