IL CALCIO SOCIETA' ALLENATORE GIOCATORE, LA RESA DEI CONTI

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IL CALCIO SOCIETA' ALLENATORE GIOCATORE, LA RESA DEI CONTI

Tuttoalcontrario
È TARDI... HAI APPENA FINITO DI ALLENARTI. STAI RITIRANDO IL MATERIALE E INTANTO OSSERVI IL CAMPO. LA LUCE ILLUMINA IL TERRENO DI GIOCO, ORA AL RIPOSO. NEL FANGO SI VEDONO I SEGNI DELLE SCARPE, E MENTRE CAMMINI PER RACCOGLIERE LE ULTIME COSE, SENTI SOLO IL RUMORE DEI TUOI PASSI CHE SCHIACCIANO LA TERRA. SEI FELICE.
FELICE PERCHÉ HAI CORSO, PERCHÉ TI SEI SFOGATO, PERCHÉ TI SEI DIVERTITO. LO FAI DA SEMPRE, EPPURE OGNI VOLTA È COME LA PRIMA. OGNI MALEDETTO ALLENAMENTO.
INFILI L’ULTIMA PALLA NELLA SACCA TENTANDO IL FAMIGERATO CANESTRO CON I PIEDI. SORRIDI, GUARDI IL CAMPO E VAI… PIENO DI VITA E DI PASSIONE.
MA CHE NE SANNO…

Siamo giunti ormai alla fine della stagione calcistica: Serie A, competizioni europee, campionati regionali, nazionali, provinciali, dilettantistici e non. Poco importa il grado di appartenenza: per tutti è tempo di bilanci. Salvezze, playoff, retrocessioni. È tempo di raccogliere i frutti di quanto seminato durante l’anno.
È tempo di sentenze, senza diritto di replica.
Durante quest’anno, con la mia rubrica, ho cercato di raccontare e far conoscere il calcio in modo tecnico e professionale, ma anche semplice e umano. Ho cercato di spiegare metodologie, scelte e criteri che ruotano attorno a questo sport, ottenendo un grande riscontro da giovani, genitori, addetti ai lavori e appassionati. Ma soprattutto, ho ricevuto un "grazie" da parte di tutti quei ragazzi che ogni giorno vivono questo mondo — professionisti o meno — ma che lo amano davvero.
Quegli stessi ragazzi mi hanno chiesto di parlare del calcio visto e vissuto dalla loro parte.
Parliamo quindi di categorie come U14, U15, U16… e del perché molti di loro decidano di abbandonare.
Tra le cause principali ci sono esperienze negative con la società, con il direttore sportivo e, soprattutto, con l’allenatore.
Quando il rapporto tra atleta e allenatore non è soddisfacente, questa sembra essere una delle cause più determinanti dell’abbandono.
Nonostante le ragioni possano essere molteplici, lo scopo di questo articolo è soffermarsi proprio sulle esperienze negative degli adolescenti con i loro mister, per interrogarci e capire come migliorare questi conflitti.
Durante il confronto con i ragazzi, ho scelto — almeno all’inizio — di prendere le difese degli allenatori, per stimolare un vero dibattito.
I principali temi emersi sono stati i seguenti:

PREFERENZE
Una delle cose più indigeste per i ragazzi.
Molti di loro hanno raccontato situazioni in cui l’allenatore mostrava chiare preferenze. Ho provato a sostenere che ogni persona chiamata a gestire un gruppo sviluppa inevitabilmente delle simpatie o inclinazioni, ma voglio credere che queste derivino più da aspetti tecnico-tattici che personali.
Diverso è il discorso quando si prediligono fattori come la simpatia o il rapporto familiare.
I ragazzi sono stati categorici: si tratta, per loro, di favoritismi veri e propri.



RACCOMANDAZIONI
Sponsor o dirigenti accompagnatori con figli nella squadra.
Gli atleti hanno riferito che l’allenatore preferiva far giocare il figlio del dirigente o dello sponsor. Questo, secondo loro, ha creato un clima pesante nello spogliatoio.

ESCLUSIONE
Un’altra abitudine poco sana è quella di mettere in disparte alcuni giocatori.
In una rosa numerosa, l’allenatore ha il dovere di tendere la mano a tutti, premiando l’impegno e l’applicazione.

MANCANZA DI FIDUCIA
Sentire la fiducia del proprio allenatore o della società è fondamentale per riuscire ad esprimersi al meglio.

ABUSO DI POTERE
Autorità non è autoritarismo.
Ci sono allenatori e società che abusano della propria posizione per prendere decisioni dettate da interessi esterni, non dal merito.

MONOTONIA DEGLI ALLENAMENTI
L’allenamento non deve per forza essere “divertente”, ma non può neanche essere una routine noiosa e demotivante.

DIFFICOLTÀ DI COMUNICAZIONE
Scarsa empatia, poca attenzione alle parole, incapacità di ascoltare.
Un allenatore deve sapere calibrare ciò che dice in base al momento, alla circostanza, all’età, alla persona che ha davanti.

Dopo aver discusso a lungo delle caratteristiche da evitare, è stato naturale passare a quelle da valorizzare.
Un buon allenatore dovrebbe:
  • saper modulare il proprio approccio in base all’atleta;
  • essere empatico, costruire rapporti di fiducia e stima;
  • coniugare passione e competenza;
  • avere pazienza, disponibilità e capacità comunicativa;
  • saper arrivare al cuore dei suoi ragazzi.
Il calcio è fatto di tecnica, ma anche e soprattutto di relazioni umane.
Se da una parte si cerca un allenatore umano e comprensivo, dall’altra i ragazzi riconoscono l’importanza della competenza, soprattutto nei contesti più agonistici.
La conclusione a cui siamo giunti è che tutto dipende dal contesto e dalle aspettative.
Nel calcio amatoriale, si è disposti ad accettare qualche mancanza tecnica in cambio di un bel rapporto umano.
Nel calcio agonistico, invece, si preferisce l’allenatore che ti fa crescere, anche se meno “dolce”.

Concludo

Mi permetto di aggiungere un pensiero personale.
Al di là che si sia una bella persona o un grande tecnico, un allenatore dovrebbe avere sempre la coerenza e l’umiltà di mantenere la parola data a un giocatore.
Le promesse, soprattutto quelle frutto di un tacito accordo, andrebbero rispettate.
Dedico questo mio articolo a chi mi ha ispirata e motivata a scriverlo.
In particolare, ad un allenatore e ad un direttore sportivo che ho conosciuto brevemente quest’anno.
Non li nominerò, ma li ringrazio…
Per essere stati — anche se non in positivo — portabandiera di questi esempi.
Come si dice in gergo calcistico, dopo un gol:
“Palla al centro e via…”
Anche se, in questo caso, di gol se ne sono visti pochi.